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 La città e le stelle – Arthur Charles Clarke

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MessaggioTitolo: La città e le stelle – Arthur Charles Clarke   La città e le stelle – Arthur Charles Clarke Icon_minitimeVen Nov 25, 2011 11:14 pm

La città e le stelle – Arthur Charles Clarke

Come un gioiello scintillante, la città giaceva nel cuore del deserto.
Una volta aveva conosciuto sviluppi e trasformazioni, ma ora il Tempo scorreva senza alterarla.
Il giorno e la notte si avvicendavanosul deserto; nelle strade del Diaspar l'oscurità non scendeva mai. Le lunghe notti d'inverno potevano ben gelare il deserto ricoprendolo di brina, ma la città non conosceva né freddo né caldo. Diaspar non aveva contatti col mondo esterno; era un universo a sé.
In passato gli uomini avevano costruito città, e alcune erano durate secoli, altre millenni, finché il Tempo non ne aveva cancellato perfino i nomi. Solo Diaspar aveva sfidato l'Eternità e si era difesa contro il logorio delle epoche e della decadenza.
Gli oceani si erano asciugati e il deserto si era impadronito di tutto il globo. Il vento e la pioggia avevano spianato le ultime montagne, e la terra era troppo stanca per crearne di nuove. La città restava indifferente; se anche la Terra fosse andata in briciole, Diaspar avrebbe continuato a proteggere i figli dei suoi creatori, portandoli in salvo con i loro tesori lungo la corrente del Tempo. Essi avevano dimenticato molte cose, ma non lo sapevano. Erano stati adattati perfettamente all'ambiente, e questo a loro. Ciò che esisteva oltre i confini della città non li riguardava, poiché tutto ciò che non era Diaspar era stato annullato nelle loro menti. Diaspar era la sola cosa esistente, la sola di cui avevano bisogno, la sola che potevano immaginare. Non aveva nessuna importanza che un tempo l'uomo avesse conquistato le Stelle. A volte, tuttavia, gli antichi miti risorgevano a turbarli ed essi provavano un certo disagio ricordando i fasti dell'Impero, di quando Diaspar era nuova e traeva la sua linfa vitale dal commercio con altri Soli. Ma non desideravano ritornare ai tempi passati perché erano soddisfatti del loro eterno autunno. Le glorie dell'impero appartenevano al passato, e là dovevano restare. Essi ricordavano come l'Impero avesse incontrato la sua fine, e al solo ricordo degli Invasori il terrore dello spazio serpeggiava nelle loro ossa.
E subito, tornavano col pensiero alla vita e al calore della città, alla lunga età dorata il cui inizio si perdeva nel tempo e la cui fine era anche più distante. Altri uomini avevano sognato un'età come quella, loro l'avevano conquistata.
Avevano abitato sempre la stessa città, ne avevano percorso le strade, miracolosamente immutate, e tutto questo durava da oltre un miliardo di anni.

The City and the Stars (1951) – trad: Hilja Brinis – supplemento al n.198 dell'UNITA' del 21-8-'93 – pp 5-6


Come un gioiello scintillante, la città giaceva nel cuore del deserto.
Una volta aveva conosciuto sviluppi e trasformazioni, ma ora il Tempo scorreva senza alterarla.
Il giorno e la notte si avvicendavanosul deserto; nelle strade del Diaspar l'oscurità non scendeva mai. Le lunghe notti d'inverno potevano ben gelare il deserto ricoprendolo di brina, ma la città non conosceva né freddo né caldo. Diaspar non aveva contatti col mondo esterno; era un universo a sé.
In passato gli uomini avevano costruito città, e alcune erano durate secoli, altre millenni, finché il Tempo non ne aveva cancellato perfino i nomi. Solo Diaspar aveva sfidato l'Eternità e si era difesa contro il logorio delle epoche e della decadenza.
Gli oceani si erano asciugati e il deserto si era impadronito di tutto il globo. Il vento e la pioggia avevano spianato le ultime montagne, e la terra era troppo stanca per crearne di nuove. La città restava indifferente; se anche la Terra fosse andata in briciole, Diaspar avrebbe continuato a proteggere i figli dei suoi creatori, portandoli in salvo con i loro tesori lungo la corrente del Tempo. Essi avevano dimenticato molte cose, ma non lo sapevano. Erano stati adattati perfettamente all'ambiente, e questo a loro. Ciò che esisteva oltre i confini della città non li riguardava, poiché tutto ciò che non era Diaspar era stato annullato nelle loro menti. Diaspar era la sola cosa esistente, la sola di cui avevano bisogno, la sola che potevano immaginare. Non aveva nessuna importanza che un tempo l'uomo avesse conquistato le Stelle. A volte, tuttavia, gli antichi miti risorgevano a turbarli ed essi provavano un certo disagio ricordando i fasti dell'Impero, di quando Diaspar era nuova e traeva la sua linfa vitale dal commercio con altri Soli. Ma non desideravano ritornare ai tempi passati perché erano soddisfatti del loro eterno autunno. Le glorie dell'impero appartenevano al passato, e là dovevano restare. Essi ricordavano come l'Impero avesse incontrato la sua fine, e al solo ricordo degli Invasori il terrore dello spazio serpeggiava nelle loro ossa.
E subito, tornavano col pensiero alla vita e al calore della città, alla lunga età dorata il cui inizio si perdeva nel tempo e la cui fine era anche più distante. Altri uomini avevano sognato un'età come quella, loro l'avevano conquistata.
Avevano abitato sempre la stessa città, ne avevano percorso le strade, miracolosamente immutate, e tutto questo durava da oltre un miliardo di anni.

The City and the Stars (1951) – trad: Hilja Brinis – supplemento al n.198 dell'UNITA' del 21-8-'93 – pp 5-6
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