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 Testo di Claudio, da "Gli uccelli" di Aristofane.

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Testo di Claudio, da "Gli uccelli" di Aristofane. Empty
MessaggioTitolo: Testo di Claudio, da "Gli uccelli" di Aristofane.   Testo di Claudio, da "Gli uccelli" di Aristofane. Icon_minitimeLun Nov 28, 2011 3:49 pm

(da “Gli Uccelli” di Aristofane)

Entra l'Upupa.
EVELPIDE
Per Eracle, che bestia è questa, con le piume e tre pennacchi?
UPUPA
Chi mi cerca?
EVELPIDE
I dodici dèi ti hanno mal ridotto, mi pare.
UPUPA
Mi schernite per via delle penne? Sappiate, stranieri, che una volta ero un uomo.
EVELPIDE
Non ridiamo di te.
UPUPA
E di che allora?
EVELPIDE
È il tuo becco che ci sembra ridicolo.
UPUPA
È colpa di Sofocle, che mi ha conciato così nelle sue tragedie. Sono Tereo.
EVELPIDE
Tereo? Ma sei un uccello o un pavone?
UPUPA
Un uccello.
EVELPIDE
E le ali?
UPUPA
Sono cadute.
EVELPIDE
Per qualche malattia?
UPUPA
No, d'inverno tutti gli uccelli perdono le piume e poi le rimettono nuove. Ma voi piuttosto chi siete?
EVELPIDE
Noi? Uomini.
UPUPA
Qual è il vostro paese?
EVELPIDE
La città dalle belle triremi.
UPUPA
Giudici, allora?
EVELPIDE
Tutto il contrario: anti-giudici.
UPUPA
Non se n'è persa la razza?
EVELPIDE
Cercando bene ne puoi trovare qualcuno, in campagna.
UPUPA
Che siete venuti a fare qui?
EVELPIDE
Vogliamo parlare con te.
UPUPA
Perché?
EVELPIDE
Primo, perché eri un uomo come noi, un tempo; facevi debiti come noi, un tempo; cercavi di non pagarli come noi, un tempo. Poi, presa forma d'uccello, volavi intorno per terra e cielo; e ora possiedi l'esperienza di uomo e quella di uccello, insieme. Siamo venuti da te, supplici, se potessi indicarci una città morbida, dove si possa sdraiarcisi sopra, come una pelliccia.
UPUPA
Cerchi una città maggiore di Atene?
EVELPIDE
Maggiore no, ma più adatta a noi.
UPUPA
Allora vuoi un paese aristocratico.
EVELPIDE
Neanche per idea: Aristocrate, il figlio di Scellia, non lo posso patire.
UPUPA
Qual è allora la tua città ideale?
EVELPIDE
Dove le preoccupazioni maggiori sono queste: la mattina un amico bussa alla mia porta e mi dice: «Per Zeus Olimpio, vieni da me oggi, dopo il bagno, coi bambini: do un pranzo di nozze. Non mancare: altrimenti non farti poi vedere quando mi trovo nei guai».
UPUPA
Eh già, vai in cerca di disgrazie grosse.

(A Pistetero)
E tu?
PISTETERO
Mi va bene questo.
UPUPA
Cosa?
PISTETERO
Un posto dove mi viene incontro il padre di un bel ragazzo e mi rinfaccia il torto che gli ho fatto: «Ma bravo Stilbonide! Trovi mio figlio che esce dalla palestra dopo il bagno, e non gli rivolgi la parola, non lo baci, non lo abbracci, non lo tocchi...Eppure sei bene un amico di famiglia!».
UPUPA
Poverino anche tu, vai in cerca di guai. C'è una città felice, come voi dite: ma sta sul Mar Rosso.
EVELPIDE
No, sul mare non va bene. Non si sa mai che un giorno spunti la Salaminia con a bordo l'usciere. Non puoi indicarci una città greca?
UPUPA
Che ne direste di andare a Leprea, in Elide?
EVELPIDE
Mi fa schifo già prima di vederla, per via di Melanzio.
UPUPA
C'è anche la Locride Opunzia; potreste stabilirvi là.
EVELPIDE
Non mi farei Opunzio neanche per un talento d'oro. Piuttosto, che vita si fa tra voi uccelli? Dovresti saperlo bene.
UPUPA
Non brutta, a farci l'abitudine. Si vive senza borsa, prima di tutto.
EVELPIDE
E con questo hai tolto un bell'impiccio.
UPUPA
Ci nutriamo nei giardini di sesamo bianco, di mirto, papaveri e menta.
EVELPIDE
Una vita da sposi.
PISTETERO
Ecco, vedo un grande disegno per la stirpe degli uccelli, una grande potenza, se mi date retta.
UPUPA
In che?
PISTETERO
In che? Innanzitutto, non andate in giro da ogni parte col becco aperto: è una cosa poco bella. Se tra gli uomini chiedi di qualcuno che sfarfalla: «Che uccello è questo»? ecco Telea che risponde: «È un uomo uccello, instabile, svolazzante, infido, mai fermo nello stesso posto».
UPUPA
Il tuo rimprovero è giusto, ma che possiamo fare?
PISTETERO
Fondate una città.
UPUPA
E che razza di città potremmo fondare noi uccelli?
PISTETERO
Davvero? Hai detto parole dementi. Guarda giù.
UPUPA
Sto guardando.
PISTETERO
Ora guarda in alto.
UPUPA
Sto guardando.
PISTETERO
Gira il collo.
UPUPA
Perdio, ci guadagnerò molto, a farmi venire il torcicollo.
PISTETERO
Hai visto nulla?
UPUPA
Nuvole e cielo.
PISTETERO
E il cielo non è il polo degli uccelli?
UPUPA
Come?
PISTETERO
Sarebbe come dire, il loro posto. Ma poiché gira attorno, e dentro ad esso tutto si muove, si chiama polo. Ma una volta che l'abbiate abitato e fortificato, avrete non più un polo, ma uno spazio politico. E avrete potere sugli uomini come sulle cavallette e farete morire gli dèi di fame, come gli abitanti di Melo.
UPUPA
In che modo?
PISTETERO
Tra gli dèi e la terra c'è l'aria in mezzo. E come noi, quando vogliamo andare a Delfi, chiediamo il passaggio ai Beoti, così quando gli uomini faranno sacrifici agli dèi, se gli dèi non vi pagano tributo, non lascerete passare il fumo dell'arrosto.
UPUPA
Evviva! Per la terra, le tagliole, le ragne, le reti, non hai mai sentito disegno più acuto. Voglio fondarla con te, questa città, se gli altri uccelli sono d'accordo.
PISTETERO
Chi potrebbe spiegargliela, questa faccenda?
UPUPA
Tu stesso. Io sono stato lungo tempo con loro, e, per quanto siano barbari, gli ho insegnato a parlare.
PISTETERO
Puoi chiamarli qui?
UPUPA
Facilissimo. Entro nella macchia, sveglio l'usignuola e li chiamiamo insieme. Appena sentono la nostra voce, arrivano di corsa.
PISTETERO
Allora, uccello carissimo, non indugiare; entra subito nella macchia, ti prego, sveglia l'usignuola.

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