La Città che vorrei

Laboratorio Permanente ATIR
 
IndiceIndice  CalendarioCalendario  FAQFAQ  CercaCerca  Lista UtentiLista Utenti  GruppiGruppi  RegistratiRegistrati  AccediAccedi  

Condividi | 
 

 La panchina

Andare in basso 
AutoreMessaggio
Martina



Messaggi : 8
Data d'iscrizione : 08.11.11
Età : 26

MessaggioTitolo: La panchina   Gio Feb 09, 2012 5:53 pm

Era solo una panchina.
Di quelle basse, di marmo, che stanno bene in una piccola piazza.
Magari davanti ad una chiesa dismessa.
La prima impressione era che nessuno ci si sedette da secoli.
Ma sono bugiarde le "prime-impressioni".
Quanto ci condizionano le "prime-impressioni".
Invece su quella panchina si sedeva il mondo.
I primi amici sono due poveracci che arrivano al sorgere del sole. Ubriachi. Di dolore, di mancanza, di stanchezza.
Complici, si appoggiano l'uno all'altro e per qualche ora restano lì, immobili. Non parlano mai. Forse hanno troppo da dire, forse non hanno più parole. Forse, invece, solo la bocca impastata.
La città piano piano si sveglia. La panchina ora ha un appuntamento con un professore di matematica di un'università lì vicino.
E' sempre da solo, corregge compiti e compila scartoffie ma appena si siede, chiude gli occhi e sogna. Immagina un mondo a colori, con palazzi arancioni, macchine viola e semafori azzurri e strade rosa shocking. Immagina volti di Picasso, prati di Monet e distese di Dalì. Sogna sè stesso pittore, sogna il suo sogno. Poi riapre gli occhi e, con la stessa sensazione di vuoto che si ha quando si sogna di cadere, cupamente si avvia in università.
All'ora di pranzo, due amiche si ritrovano nella stessa piazzetta. Fumano una sigaretta e se ne vanno. Allora la panchina torna giovane, s'incuriosisce per i loro segreti, i loro amici, il primo amore. Per qualche momento si immedesima in quelle giovani vite. Invincibili, è così che si sentono i giovani. Hanno tutta la vita davanti a sè e ancora non hanno imparato a scappare. Quello gli viene insegnato dopo. Ma ora le due ragazze possono ancora parlare del futuro.
E la panchina sa ascoltare. Aiuta a evadere e a ricordare.
Le campane suonano le sei.
Da tanti anni un vecchino arriva a quest'ora, puntuale al suo appuntamento con la panchina.
Anche Carla era puntuale. Si trovavano ogni giorno, alla stessa ora, per andare a messa. Non che lui fosse credente, ma viveva per quel momento della giornata. Lui la aiutava a camminare, lei gli strappava un sorriso e così si prendevano cura l'uno dell'altra.
Ma anche gli Incidenti arrivano puntuali.
Il vecchino da allora non è più entrato in chiesa. Si limita ad osservare Dio in disparte, dalla panchina. Ormai più per abitudine che per altro.
Era solo una panchina.
Ma per alcuni era qualcosa di più. Per chi aveva un vuoto dentro, un grosso buco nero che aspirava tutto, la panchina aveva un senso.
Era l'unico legame che avessero con il mondo.
Torna in alto Andare in basso
Visualizza il profilo
 
La panchina
Torna in alto 
Pagina 1 di 1

Permessi di questa sezione del forum:Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum
La Città che vorrei :: Testi :: Testi personali :: Monologhi-
Vai verso: